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Turismo, come il web può aiutare borghi e piccoli centri

Turismo, come il web può aiutare borghi e piccoli centri

Nelle ultime settimane ho visitato alcune destinazioni turistiche minori del Sud Italia e partecipato a diversi eventi di settore, nazionali e internazionali, finalizzati a facilitare l’incontro tra domanda e offerta. Giornate animate da incontri con operatori della stessa tipologia, ma relativi a destinazioni diverse per dimensioni e caratteristiche (sociali, culturali, economiche, tecnologiche, ecc.).

Destinazioni minori e turisti

Con molti mi sono soffermato sul concetto di destinazione minore e in particolare sul rapporto con internet e i tour operator. Da dove arrivano i turisti? Trovano ispirazione sul web, in autonomia, grazie ad articoli su riviste o testate web o sono indirizzati dai tour operator tradizionali? Al di là dei dati pubblicati dagli osservatori e le indagini a campione, ci sono alcuni elementi che confermano l’importanza dei tour operator tradizionali per molte destinazioni minori del mezzogiorno d’Italia.

Quello che ritengo più importante (e di cui parlerò in questo post) è il problema dello spopolamento, che ha forti ripercussioni sull’alfabetizzazione digitale di un territorio. Esso non ha contagiato soltanto le aree interne e i borghi meravigliosi dell’Appennino, ma anche molti comuni del mare a forte vocazione turistica. A gestire le strutture ricettive sono spesso persone over 50 – gli unici che hanno deciso di restare per fare impresa – ma che faticano molto con il digitale. I loro figli tornano soltanto a Natale, a Pasqua e, forse, a Ferragosto per qualche giorno. In molte di queste località il livello di alfabetizzazione digitale è davvero basso. Mancano i “nativi digitali”, manca quella generazione che ha deciso di studiare fuori dalla Calabria e che ha deciso di non tornare, fermandosi a lavorare altrove. A queste latitudini ci si accontenta spesso dei due mesi di piena attività garantita dai gruppi e da qualche turista che si affida alle OTA. Tanto basta per campare un anno, tra mille sacrifici.

Digitale e giovani per salvare il turismo

Però così non si cresce: il problema, probabilmente, è stato convincere una generazione intera che nelle altre regioni o addirittura all’estero ci sarebbe stato più spazio per loro. Eppure i dati ci dicono che la Calabria è tra le mete più richieste in Italia: la sua posizione baricentrica nel Mediterraneo e il fascino delle sue coste, insieme a costi sostanzialmente accessibili, stanno rendendo la nostra regione una meta appetibile. A questo si aggiungono attività dal basso, che sfruttando il web e le nuove tecnologie stanno dimostrando che è possibile creare attrattori turistici ed avere riscontri positivi.

Imprenditori digitali di seconda generazione

La soluzione probabilmente è sotto gli occhi di tutti, per la sua semplicità: servono imprenditori di seconda generazione. Servono giovani coraggiosi, che si mettano in gioco aiutando i loro padri, sporcandosi le mani e facendo loro capire le potenzialità del web e delle nuove tecnologie. Servono visioni nuove, che preferiscano collaborare piuttosto che competere, creando rapporti win-win. Dall’unione e dalle idee nasce la forza: insieme si può e si deve costringere le amministrazioni a puntare seriamente sul digitale, evitando i vuoti proclami e lavorando su servizi che portino reali vantaggi ai cittadini ed a turisti e visitatori. Solo così si cresce, evitando di invecchiare continuando a chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina ed evitando di fare la fine di alcuni borghi dell’Aspromonte, meravigliosi ma completamente abbandonati.

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