Opinioni

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il restare, anche nel turismo

“Dobbiamo destagionalizzare il turismo”. “Dobbiamo valorizzare i beni culturali”. “Dobbiamo investire sul turismo lento e sulle esperienze”. “Dobbiamo costruire nuove strutture ricettive”. “Dobbiamo puntare sui borghi”. Dobbiamo, dobbiamo, dobbiamo.

Ma dopo averle annunciate, queste cose, chi dovrebbe farle? 

Provate a farvi una passeggiata, magari di domenica, in uno dei tanti borghi calabresi che vorremmo “valorizzare”. Uno dei tanti borghi “spopolati”. Troverete certamente un bar aperto con qualche tavolino e un gruppo di persone che giocano a carte. Certamente non giovanissime. Provate a chiedere a ognuno di loro dove si trovano i figli e i nipoti. E dopo aver ascoltato la loro risposta, ponetevi questa domanda: chi dovrebbe occuparsi, nei fatti, di aprire hotel, gestire ristoranti, organizzare eventi, animare il borgo? E non rispondete in maniera rapida con i soliti alibi. A mio avviso dovrebbero farlo, con l’aiuto del governo centrale, tutti quei giovani che hanno trascorso in quei borghi la prima parte della loro vita. Fino al diploma. E che poi sono andati a studiare e a lavorare altrove. O quelli che stanno per partire, perché “non c’è niente qui”.

E quindi? Il governo, per ogni borgo di interesse turistico (perchè non tutti lo sono), potrebbe prevedere per esempio un investimento medio di 2 milioni di euro. Fino a 200.000 euro per ogni nuova organizzazione turistica e culturale proposta da giovani nati nel borgo e poi trasferitisi altrove per motivi di studio e di lavoro. Risultato: almeno 10 nuove imprese, almeno 30 posti di lavoro nel breve periodo. E magari tra questi ci sarà pure qualche futuro sindaco che saprà di cosa parla (quando parlerà di turismo).

E non pensate che il problema riguardi soltanto i borghi dell’entroterra calabrese. Anche dai borghi sul mare i giovani stanno scappando. Anche dalle città. Le dimensioni del problema saranno sempre maggiori. Non c’è più tempo per dare colpe agli altri. E’ in corso uno tsunami che raggiungerà presto i centri cittadini importanti. Anche le città hanno bisogno di investimenti mirati, per i giovani. 

Ora immaginate se al posto del reddito di cittadinanza il governo avesse investito 5 miliardi di euro per i giovani del sud Italia, nel turismo e nella cultura. Per nuove attività imprenditoriali e non, nei borghi e in tutte le destinazioni di interesse turistico. Per far restare i migliori. Per far ritornare i “cervelli in fuga”. Evitando di usare questo termine soltanto nei comizi, per strappare un applauso.

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