Destinazioni

Quando gli eventi (non) diventano attrattori turistici

Blog di Giuseppe Naccarato - Quando gli eventi diventano attrattori turistici
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Gli eventi possono essere attrattori turistici importantissimi per ogni destinazione, soprattutto per quelle meno conosciute. I dati ci confermano che una parte importante dei flussi è legata ad eventi che nascono all’interno delle destinazioni e che creano un rilevante indotto per tutta la popolazione, se ben supportati e pianificati.

A Giffoni Valle Piana, un comune di circa 12 mila abitanti della provincia di Salerno, è stato un festival cinematografico per bambini e ragazzi – giunto alla sua quarantasettesima edizione – a determinare il passaggio da località sconosciuta a destinazione turistica di interesse nazionale e internazionale.

Non è stato semplice. Ci sono voluti anni, una visione, tanta passione e voglia di fare.

Oggi però è molto di più di uno degli eventi più popolari del sud Italia: Giffoni Experience è un’impresa che opera 365 giorni all’anno. I risultati, anche in termini socioeconomici, sono sotto gli occhi di tutti, ma sono il frutto di un’attenta pianificazione e programmazione che ha portato il festival a crescere, anno dopo anno.

Oltre alla storicità e alle caratteristiche di unicità, gli eventi – per essere presi in considerazione da nuovi turisti e dai Tour Operator – devono essere promossi (con tanto di date ufficiali e programma) in largo anticipo, rispetto alla data di realizzazione.

Due sono i motivi principali, legati uno all’altro. Da una parte l’industria turistica deve avere il tempo per organizzarsi, costruire un’offerta competitiva, comunicarla e posizionarla sul mercato, venderla. Ci devono essere i tempi tecnici di creazione di un’offerta, bisogna poter lavorare sulla sua promozione e sulle necessarie attività di comunicazione.

Dall’altra c’è il potenziale visitatore e fruitore dell’evento che segue il “ciclo di vita del turista“, caratterizzato da fasi e tempi noti. Ad esempio, il turista comincia a pensare al viaggio circa 20 settimane prima della prenotazione. Deve quindi poter programmare con calma il proprio viaggio, sapendo che grazie all’evento (ovvero la molla che fa scattare la necessità del viaggio e la conseguente prenotazione) potrà visitare tanto altro, andare in posti vicini, seguire altri eventi nelle vicinanze o ancora ritagliarsi uno stacco dal lavoro tra monumenti, gastronomia e altre attrattive nelle vicinanze.

Non tenere in considerazione questi aspetti basilari, durante la programmazione di un evento, significa accontentarsi di un turismo di prossimità, della presenza di escursionisti (persone che si spostano dalla residenza e non pernottano) e non di veri turisti. Significa rinunciare ad una fetta rilevante di indotto, che permane sul territorio e che crea importante ritorno economico, e che può essere anche promozione di ritorno grazie al passaparola di chi ha soggiornato in un posto piuttosto che in un altro.

Presentare i programmi delle attività e degli eventi a poche settimane dall’evento è un grave errore, che si ripercuote su tutta la filiera. Un errore che nessuna destinazione minore – priva di attrattori naturali, culturali e artistici rilevanti – può permettersi di commettere.

Foto – Diritto d’autore: giole / 123RF Archivio Fotografico

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