Opinioni

Perchè alle StartUp preferiamo la porchetta

L’Italia non è il posto giusto per lo sviluppo delle StartUp. Lo diciamo da tempo, lo scrivono in tanti. Ma i dati di Bankitalia pubblicati nei giorni scorsi da Il Sole 24 Ore, riportati nell’articolo “La corsa ai capitali dei business angel” di Michela Finizio, mi hanno fatto balzare dalla sedia.

“Il 58% delle 9mila startup italiane ha come unica fonte finanziaria le proprie risorse, il 25% utilizza credito bancario e solo l’11 % ha ricevuto finanziamenti da fondi di venture capital”

Fonte: Il Sole 24 Ore

Nello stesso articolo si parla degli incentivi per chi investe nelle StartUp previsti dalla legge di Bilancio per il 2019. Davvero interessanti. Non credo però sia questa la soluzione a un problema (ammesso che sia un problema) che sembra più una caratteristica identitaria di un paese diverso dalla Silicon Valley.

Nel 2014 abbiamo investito in ricerca e sviluppo 27 miliardi di dollari. Nello stesso anno, gli Stati Uniti hanno investito 473 miliardi, la Cina 370, il Giappone 171, la Germania 106 e così via fino al 12° posto dell’Italia, superata da Francia, Russia e Regno Unito. [Fonte dati: World Bank]

Nel mondo ci sono 7,8 milioni di ricercatori, di cui 164 mila sono in Italia. Negli Stati Uniti ce ne sono 1 milione e 265 mila, in Giappone 661 mila e in Cina, che detiene il primato, 1 milione e 484 mila. Prima dell’Italia troviamo, tra le altre, Russia (441 mila), Germania (360 mila), Francia (265 mila) e Regno Unito (259 mila). Fonte: UNESCO, Science Report 2015

Un altro numero utile per misurare la qualità della ricerca scientifica di un Paese è quello dei brevetti registrati. Secondo i dati del 2014, i brevetti registrati all’USPO (Ufficio Brevetti e Marchi degli USA) erano circa 281.000: il 69% proviene da Stati Uniti e Giappone. Fonte: UNESCO, Science Report 2015.

Fatta questa premessa sui numeri, dal mio punto di vista dare gli incentivi ai “business angels” è come curare una malattia nota, per la quale non si fa prevenzione. E la prevenzione, in questo caso, si chiama Ricerca e Sviluppo.

Sempre su Il Sole 24 Ore, edizione del 3 marzo 2019, Cristiano Margheri e Niccolò Puosi, nell’articolo “Incentivi R&S, l’Italia resta indietro nella corsa ai capitali”, evidenziano le misure più vantaggiose adottate dagli altri Paesi Ue, come Francia, Olanda, Gran Bretagna e Germania.

Ecco perchè, prima di tutto, dovremmo partire ancora una volta dai numeri. E non dobbiamo dunque meravigliarci se in Italia il bar di un piccolo borgo fattura più del 97% delle startup.

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