Digitale Turismo e beni culturali

Come lavorare da casa nel settore turistico

Una scrivania, un computer e la statuetta "Umarell" per chi sceglie di lavorare da casa

Muta il mondo del lavoro e nascono nuove possibilità: alcuni esempi che mostrano come tenersi al passo coi tempi senza orari d’ufficio. Due “mansioni digitali” per il turismo 

«Il mondo del lavoro sta cambiando». «Oggi è anche possibile lavorare da casa». Quante volte abbiamo captato espressioni di questo tipo? Forse, però, con un po’ più di coraggio, dovremmo compiere un passo ulteriore e discutere di alcuni chiari segnali, caso per caso. Possiamo così constatare che la strada per il cambiamento di questo mondo sia ormai tracciata, e quindi provare a occuparci di alcuni dettagli, tutt’altro che marginali. Oggi, c’è chi cerca un secondo lavoro da affiancare al primo, esistono infatti tanti freelance e si moltiplicano i sistemi di smart working aziendale. Ecco perché ho pensato di approfondire questo tema e di parlarvi di come sia possibile lavorare da casa occupandosi di turismo. 

I numeri del cambiamento

Il principio è semplice: abbattere i costi (quelli gravosi e spesso inutili). Si può lavorare da casa (o dai tavolini di un caffè) e possedere le medesime tutele garantite da un lavoro d’ufficio. In questo senso, la legge del 2017 sullo smart working parla chiaro. In Italia, i sistemi di smart working (o lavoro agile) e di co-working sono apparsi da dieci anni a questa parte. Sono diffusissimi al Nord, un po’ meno al Sud (ad eccezione di alcune realtà eccellenti e ormai consolidate). La loro filosofia? Si basa su alcuni dati, li ha ricavati l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. La ricerca afferma che

nel 2017 il lavoro agile è aumentato del 14% rispetto all’anno precedente (e del 60% rispetto al 2013), raggiungendo quota 305 mila smart worker, l’8% del totale dei lavoratori presi a campione, più della metà dei quali sono impiegati nelle regioni del nord Italia. Persone che si distinguono per maggiore soddisfazione per il proprio lavoro e maggiore padronanza di competenze digitali rispetto agli altri lavoratori.

La maggiore padronanza delle competenze digitali è il punto focale di questa discussione, poiché è ormai richiesta da una quantità consistente di forme di lavoro. Sia pubbliche sia private. Ed ecco una definizione di smart working, così come ce la presenta l’Osservatorio:

 Una «filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità ed autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare, a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati».

Lavoratori autonomi o strutturati, contratti a tempo determinato o indeterminato… quello che conta sono i risultati. Dunque, si può lavorare nel turismo o nel settore degli e-commerce, nel campo delle assicurazioni o in contesti editoriali. Una possibile equazione può così presentarsi nella formula: maggiore qualità della vita (lavorativa e non), migliori risultati, a parità di condizioni contrattuali.

Così, anche le grandi agenzie turistiche specializzate nei viaggi on-line si rivolgono a queste nuove figure professionali, che lavorano da dove gli pare e, sopratutto, quando gli pare.

Il sole, la spiaggia… meglio il divano?

Un divano, un computer e le pantofole: l'ufficio migliore per lavorare da casaA più riprese vi ho parlato dell’impatto del digitale nella società contemporanea, ora vorrei affrontare questo caso particolare: lavorare da casa nel settore del turismo. La domanda è più che mai immediata: quali mansioni si possono ricoprire? Beh, inizierei da quella del consulente di viaggio.

Che cosa fa un consulente di viaggio? Beh, anzitutto coccola il cliente. Del resto è ciò che fa ogni bravo responsabile del marketing di una qualsiasi azienda. Entrando nello specifico, lo fidelizza, giacché raccoglie i suoi desideri e li trasforma in realtà, pianifica il suo viaggio e discute assieme al cliente di priorità e paure, preferenze e imprevisti da evitare. Il consulente rappresenta la voce e il volto dell’agenzia di viaggi on-line alla quale ci si è rivolti, il suo lato più umano e amicale. Si tratta di una figura professionale a tutti gli effetti e la concorrenza presente nel mercato attuale ne è una chiara testimonianza. Spesso lo si paragona a un sarto, poiché cuce al cliente un viaggio… su misura.

Poi esistono gli scrittori di viaggio o copywriter, specializzati nel mondo dei travel. Una delle figure professionali che preferisco e con cui ho a che fare. Si tratta di scrittori a tutti gli effetti che lavorano sullo storytelling dei luoghi da visitare. La ragione di questo successo? Sono più di 9 milioni gli italiani che navigano attivamente sui blog e i siti legati al turismo, e crescono di mese in mese. L’utente è sempre più esigente, a caccia di esperienze, di particolari e di storie in cui immedesimarsi prima di decidere di partire, cioè prima di finalizzare un acquisto. In sostanza, scrivi una storia vincente è sei già a metà dell’opera.

Compiti per casa

Terminata la lettura di questo articolo, che cosa fare? Beh, navigate! Segnalatemi le vostre esperienze o inviatevi qualche storia più convincente di altre. Se poi questo settore costituisce già una parte o la totalità del vostro lavoro, parlatemene pure, sarò felicissimo di ascoltarvi.

P.S. Se vi state chiedendo chi è l’omino della statuetta nell’immagine in evidenza la questione è grave, anche se non seria. O forse no.

Potrebbero interessarti anche
Edicole, librerie e agenzie di viaggi: un destino digitale?
Blog di Giuseppe Naccarato - Quando gli eventi diventano attrattori turistici
Quando gli eventi (non) diventano attrattori turistici