Opinioni

La peggiocrazia, le élite e la conservazione delle capre

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È dello scorso 29 gennaio un articolo di Luigi Zingales, pubblicato da Il Sole 24 Ore, dal titolo “Quella peggiocrazia che rischia di uccidere Generali”, che affronta il tema della meritocrazia nelle aziende del nostro paese. Un dato, quello ripreso da Zingales, che arriva dal World Economic Forum e che è relativo alla classificazione dei paesi in merito alle modalità di selezione dei dirigenti (e che, onestamente, non mi ha sorpreso). << Il punteggio risulta basso se ai vertici delle organizzazioni troviamo “di solito parenti o amici senza riguardo al merito”, mentre il punteggio è alto quando le posizioni apicali sono ricoperte da “manager per lo più professionisti scelti per merito e per le loro qualifiche”. Seguendo questa classifica il nostro paese risulta al 102° posto, ultima posizione tra i Paesi europei. Anche Grecia e Bulgaria sono posizionate meglio di noi >>.

Inoltre, è di questi giorni la notizia dell’ennesima crisi di Alitalia. Ancora una volta la patata bollente passa allo Stato che sarà costretto a prendere delle decisioni salvaguardando l’interesse nazionale.

Ma i vertici di Alitalia, sono i migliori che la compagnia potesse avere?

Mario Caligiuri, professore ordinario dell’Università della Calabria scrive su Gnosis nell’articolo “L’insostenibile leggerezza delle élite democratiche”, che “la selezione delle classi dirigenti dovrebbe essere percepita come una questione centrale”.

Nel frattempo gli altri paesi crescono, puntano seriamente su ricerca e innovazione, valorizzano i giovani migliori, tra cui anche i giovani italiani. Da una parte l’Italia investe sulla nostra formazione e dall’altra fa di tutto per liberarsi dei migliori. Quanti sono gli italiani in Cina? In USA? In Germania?

In Italia, se sei bravo e quindi poco controllabile, sei costretto a emigrare. Perché se resti, oltre a essere coraggioso, devi lavorare 15 ore al giorno per guadagnare uno stipendio normale e subire costanti umiliazioni-strumentalizzazioni. E mentre lavori tanto, c’è chi senza averlo mai fatto scala posizioni e arriva ai vertici. Oppure chi contribuisce al fallimento delle organizzazioni e, anziché andare a casa, viene ricollocato magari in altre aziende migliori. Ecco, questa è la peggiore umiliazione che siamo costretti a subire. È diventata una legge non scritta: se fai male, tranquillo, sei fai bene, vattene. Una legge che premia quelle che Vittorio Sgarbi chiama capre.

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