Opinioni

Giovani, imprenditori, rimasti al Sud… e un po’ fessi

uomo che guarda al Sud del mondo

 

Dicono che le letture domenicali siano sempre un gran piacere. No, non sempre. Qualche anno fa ho letto La nuova geografia del lavoro, libro di Enrico Moretti, del quale mi ero appuntato alcuni passi che ho ritrovato di recente. Una lettura consigliatami dal mio amico Otello Vizzino. L’argomento trattato? In parte, ve lo dice già il “titolo alternativo” che ho scelto per questo post: Giovani, imprenditori, rimasti al Sud… e un po’ fessi. E ora entrerò più nel dettaglio della questione, pur avendo già anticipato quello che penso.

Il lavoro di Moretti, economista di livello mondiale e docente all’università di Berkeley, dal 2012 in poi ha avuto un grande successo, negli Stati Uniti (e non solo). Si basa su un’analisi statistica molto rilevante, ma anche contestabile, a mio parere. Mi viene in aiuto un’intervista che Moretti ha rilasciato a Repubblica. Federico Rampini gli chiede: “Come possono i giovani neolaureati italiani approfittare delle opportunità che nascono dai settori innovativi, in un paese che non ha Apple né Google o Amazon?”. E lui risponde:

I giovani italiani nati dopo il 1970 affrontano uno dei mercati del lavoro più difficili, e non è certo colpa loro. Tuttavia hanno una delle più basse mobilità geografiche nella storia d’Italia. Negli anni Sessanta e Settanta l’Italia era un paese ad altissima mobilità geografica e a spostarsi erano soprattutto i giovani. La mobilità “paga”, spostarsi rende. Se rimani in un’area ad alta disoccupazione, le tue opportunità sono inferiori. Perciò io consiglio ai giovani di investire i due o tre anni iniziali della propria carriera all’estero. L’esperienza all’estero non è una fuga irreversibile, i flussi di andata e ritorno sono diffusi. E non bisogna venire per forza qui in California, si può scegliere Londra, Monaco o Stoccolma. È come aggiungere un altro pezzo di scolarità, ed è più facile farlo a 20 anziché a 40 anni.

E poi ancora:

È difficile tenere a casa gli scienziati, gli innovatori, la categoria più mobile che esista. Vanno dove trovano non solo le condizioni più stimolanti dal punto di vista economico, ma le più premianti intellettualmente.

Dove nascono le idee

Le parole di Moretti non fanno una grinza. Per un giovane laureato l’esperienza all’estero è fondamentale, l’investimento migliore che potrebbe fare. E poi sì, non si tratta di una fuga irreversibile. In sintesi, la mobilità paga (quasi sempre). Poi c’è il discorso che riguarda le buone idee e la problematizzazione di questo punto è altrettanto semplice: che cosa conta davvero? Il luogo in cui hai una buona idea o come la realizzi? Per esperienza dico la seconda delle due. Nel momento in cui attui una buona idea il luogo conta poco (non secondo Moretti, naturalmente), anche perché la rivoluzione digitale ha cambiato tutto. Ma veramente tutto. E contano anche il lavoro e il sacrificio, fidatevi.

immagine con desktop pc e ansa viaggiart

Il punto in questione

L’impulso a scrivere su questo argomento, ormai l’avete capito, è più che mai legato a fattori emotivi. Finita la laurea e poi il dottorato, assieme ai miei attuali soci, abbiamo deciso di fondare la nostra azienda in Calabria. Non abbiamo ceduto alle proposte che sono arrivate dall’esterno. Siamo riusciti a creare un gruppo competente di dieci persone e, nonostante la fatica, iniziamo a vedere i primi risultati. La domanda ce la poniamo spesso: e se ci fossimo spostati altrove? In realtà, Fabio, Stefano ed io, ce lo sentiamo dire anche dagli amici che sono altrove. Così, molti discorsi ci fanno sentire come quei giovani, imprenditori, rimasti al Sud… e un po’ fessi, oggetto del titolo di questo post. Ma oggi, che siamo un po’ meno giovani e forse un po’ più saggi, preferiamo di gran lunga essere fessi nel luogo dove siamo nati. Anche un po’ orgogliosi, nel nostro piccolo, di dare un contributo. Infine, per rispondere al pur sempre ottimo Moretti, credo che gli innovatori stiano benissimo anche a casa loro. E non c’è indagine statistica che possa smentirlo.

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