Digitale Opinioni

Edicole, librerie e agenzie di viaggi: un destino digitale?

 

Alcuni di voi già lo sanno: viaggio spesso… per lavoro. Purtroppo mi capita molto meno per piacere. E, come succede a tanti altri, mi ritrovo coinvolto (più o meno consapevolmente) in discussioni di ogni tipo: quando non si tratta di politica – aaarg! – uno degli argomenti in cui sono più stimolato riguarda il futuro di edicole, librerie, agenzie di viaggi… cioè, mi si chiede spesso se in casi di questo tipo si può già parlare di un irreversibile destino digitale. In una parola, mi si interpella sulla sorte di quei luoghi che, fino a poco tempo fa, offrivano un servizio locale indispensabile, cioè rispondevano a dei bisogni immediati, e di persone di ogni tipo.

Non ho una risposta certa sull’argomento, forse qualcosa che somiglia più a una lettura di questo momento storico. Il periodo è – come si suol dire – un periodo di transizione. Di contro, si può anche sostenere che alcuni dati indicano una certa via: sì, quella della digitalizzazione, anche se non esclusiva. Un patto o compromesso tra il mondo on-line e quello off-line, che muta in base al contesto. E le eccezioni, comunque, non mancano.

Nulla si distrugge, tutto si trasforma

Di questa massima di Lavosier (volutamente troncata) vorrei innanzitutto fornire un primo emblematico esempio. La naturale paura del cambiamento è insita in noi e costituisce il vero ostacolo a quel patto o compromesso tra passato e futuro che caratterizza ogni innovazione. In buona sostanza, quanto oggi riguarda il futuro di edicole, piccole librerie, agenzie di viaggi… è stato già affrontato in passato, più e più volte.

Un caso molto celebre è quello della nascita della metropolitana di Londra, detta the Tube, ovvero la più antica linea sotterranea del mondo, inaugurata il 10 gennaio del 1863. E il primo problema che gli inglesi dovettero affrontare si può sintetizzare in questi termini: “Come convinciamo le persone a viaggiare sottoterra e per lunghi, lunghissimi tratti?”

La questione riguardava anzitutto la percezione dello spazio e del tempo, cioè un problema legato alla paura di un luogo angusto che, per di più, si trovava sottoterra. Nella prima mappa del 1908 (sotto, a sn) la percezione delle distanze tra le varie stazioni è piuttosto scoraggiante, soprattutto se una delle mete da raggiungere si trovava in periferia. Nella seconda immagine (a ds) le cose cambiano radicalmente: si tratta della mappa disegnata da Harry Beck, un progettista con la passione… per le mappe. Grazie a quest’idea geniale (accolta con non poca difficoltà) e grazie al suo successo, i luoghi cominciarono ad apparire a portata di mano. Proprio come a noi appaiono oggi a portata di click. E quando parliamo del destino di luoghi quali edicole, librerie, agenzie di viaggi… proprio con questa tipologia di ostacoli dobbiamo fare i conti. Oggi possiamo dire che questa invenzione non arrestò il trasporto pubblico e privato su strada, anzi servì a facilitare la vita dei londinesi.

Edicole senza giornali

Il titolo è tratto da un articolo irriverente di Andrea Minuz, che vi invito a leggere. Il quadro descritto è deprimente, per i più romantici, mentre lascerà indifferenti quelli che lo sono meno. Le edicole stanno diventando altro: un chiosco – in alcuni casi – poi una bancarella di souvenir, un punto informazioni del comune nella migliore delle ipotesi. Sono solo una parte del paesaggio urbano? Cosa è cambiato? È cambiata l’informazione, anzi, per essere più precisi, la rivoluzione è nella modalità di accesso alle notizie. Ecco, in questo caso si può parlare di destino digitale. L’edicolante che ci dice che “i giornali li comprano solo i vecchi” è il miglior dato a cui possiamo affidarci. E se un amico mi domanda: “Hai visto cos’è successo oggi a Roma?”. Beh, prendo lo smartphone e navigo.

Libri e digital humanities

I grandi eventi legati al libro crescono di anno in anno. Milano non sbaglia un colpo: Tempo di Libri ha chiuso con un +60% di visitatori rispetto al 2017 e il Salone del Libro di Torino, in programma dal 10 al 14 di maggio, promette di essere mega galattico. Lo stato di salute del mercato editoriale è ricco di chiaroscuri: negli USA, dopo un primo boom degli e-book si registra un’inversione di tendenza e sembra che il cartaceo sia tornato di moda. E lo stesso vale per l’Italia: diminuiscono i lettori, ma cresce il valore di mercato editoriale, sia digitale sia cartaceo. Nell’era delle digital humanities, il libro deve fare i conti con tanta concorrenza, anche con altre tipologie di narrazione quali le Serie Tv. Il settore editoria deve reinventarsi e, di fatto, lo sta facendo (anche se lentamente). Quello che doveva essere un destino digitale ormai segnato non è poi così certo. Forse, un giorno, rimarranno pochi e bravi scrittori e ci saranno molti più sceneggiatori. Chi può dirlo.

Librerie e piccoli editori

L’Associazione Italiana Editori, nel suo ultimo report del 2017, diramava alcuni dati così sintetizzati sul Sole24Ore:

La lettura segna complessivamente un -3,1% rispetto al 2015 (da 24,051 milioni i lettori scendono a 23,300 milioni nel 2016), dopo il +1,2% dell’anno precedente. Rimangono sostanzialmente stabili i forti lettori (da 3,298 nel 2015 diventano 3,285 milioni nel 2016) mentre la flessione maggiore riguarda i deboli e occasionali lettori.

Se guardiamo al momento storico che stiamo vivendo, il mondo della lettura non è in negativo, se il nostro termine di paragone sono gli anni “della crisi”. E forse, come dicevamo sopra, il vero nemico del libro non è il libro-digitale.

Se Netflix sembra suggerire un modello per le future narrazioni, Amazon è il più grande competitor di librerie e piccoli editori. In sintesi, propone a) prezzi stracciati, quasi imbattibili; b) velocità di distribuzione; c) prima ti vendo un libro e poi un paio di pantaloncini da corsa, le cuffie, una giacca e le scarpe… cioè diventi mio cliente su altri mille prodotti. In più, tu hai costi di gestione di un luogo fisico, io no. Invece, andate a leggere della catena di librerie Foyles che ha trovato un ottimo compromesso facendo incontrare tra loro il fisico, il digitale e, naturalmente, le persone.

Turisti digitali

Navighiamo, navighiamo e navighiamo: siamo tutti dei turisti digitali. Il principio che ha attraversato questo articolo, può sembrare banale ma non è ancora ben radicato: chiude chi non rinnova. Questo vale anche per gli agenti di viaggio. Il turismo online ha accelerato grazie agli smartphone e i veri protagonisti sono i consumatori. L’approccio è dunque sempre più human to human: voglio sapere a chi mi sto affidando e se sei credibile. “Ok, hai attirato la mia attenzione, ma mi posso fidare?”. Qualche dato ripreso dalla Conferenza Netcomm del Politecnico di Milano:

Il turismo online oggi in Italia vale 11,2 miliardi: è cresciuto del 9% su base annua (mentre il business turistico in totale vale 55,3 miliardi, + 4%). Dal 2013 in avanti la crescita è stata in media intorno al 9% l’anno. Oggi la quota sul totale del mercato è del 20%. Da evidenziare che il business turistico da smartphone vale il 13% ma nel 2017 la crescita è stata del 47 per cento. Altra particolarità il 76% del business è dato da iniziative dirette, mentre la quota di agenzie e società online è del 24 per cento.

Il (potenziale) turista decide mentre fa zapping con il suo smartphone e lo stesso vale per il (potenziale) lettore: il destino di edicole, librerie, agenzie di viaggi… è imprevedibile, ma misurabile. E passa dalle nostre tasche. In tutti i sensi.

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