Opinioni

Adesso l’esperienza è il nostro limite più grande

Adesso l’esperienza è il nostro limite più grande

Ultimamente ho acquisito l’abitudine di dedicare un giorno alla settimana, precisamente il sabato, alla lettura. Stamattina leggevo alcuni articoli dei giorni scorsi che avevo memorizzato tra i preferiti. E mi ha colpito la frequenza di una parola: “esperto“. E’ come se ad un certo punto gli esperti fossero gli unici in grado di cambiare in meglio le cose. In tutti i settori. Dal digitale al turismo, dall’ambiente allo sviluppo locale, dalle aziende al no-profit.

Quando affidiamo le “chiavi” ad un esperto ci sentiamo al sicuro. Non faccio fatica ad ammettere che questa cosa, nel 2016, mi fa un po’ paura. Non voglio fare di tutte le erbe un fascio e proverò a spiegare in questo post quale tipologia di esperti, a mio avviso, non riuscirà mai a migliorare un bel niente.

Se bastassero gli esperti per cambiare il corso delle cose, allora tutte le aziende del digitale avrebbero successo e l’Italia sarebbe in cima a tutte le classifiche.

Da sempre l’esperienza è paragonabile alla saggezza. Mio nonno era il punto di riferimento della famiglia perché ne aveva viste di tutti i colori e sapeva dare sempre il consiglio giusto a chi gli si rivolgeva. Era un contadino e nel suo campo era un maestro. Metodi e strumenti per le coltivazioni dell’uva in quegli anni non subirono molti cambiamenti. Stamattina mi sono chiesto? Ma mio nonno, oggi, sarebbe ancora un esperto?

La prima risposta è stata secca: SI. Poi però ho pensato all’evoluzione tecnologica e scientifica e ho risposto al contrario: NO. Cambia tutto così rapidamente. In realtà poi sono ritornato sul SI, semplicemente perché mio nonno sapeva rigenerare la sua esperienza ed era umile. E lo faceva con le emozioni. Sapeva bene che ogni secondo è diverso dall’altro. Mi diceva sempre che il trucco per andare avanti è quello di sentirsi sempre bambini. Di vedere le cose con stupore e di non fare l’errore di molte persone adulte che “affrontano il presente e il futuro pensando che saper fare bene ciò che ieri ci ha visto vincenti sia sempre garanzia di successo”.

Riccardo Izzi, nel suo libro Il leader emotivo. La forza delle emozioni (che consiglio di leggere), riprende esattamente questo concetto e scrive che “l’esperienza induce a guardare indietro invece che ad esaminare senza condizionamenti gli avvenimenti presenti. Si rischia di non vivere nel qui ed ora, ma nel passato”.

Ognuno di noi conosce continuamente esperti di questa o quella cosa. E se ci pensi bene, accanto a noi, abbiamo tanti esperti che in passato hanno fatto qualcosa di importante, ma che oggi non riescono più a replicare. Perché non vanno oltre l’esperienza. Affrontano i problemi di oggi e le aspettative future con gli occhiali del passato.

L’Italia oggi ha bisogno di esperti che, riprendendo ancora una volta il testo di Riccardo Izzi, “vedono il loro passato come il patrimonio su cui costruire nuove esperienze. Sono aperti al nuovo che arriva. Sono curiosi e umili”.

Bisogna fare un passo in avanti, tutti insieme. Senza fermarci alla valutazione delle esperienze passate di ognuno di noi. Presente e futuro hanno bisogno della curiosità dei “bambini”, della passione e umiltà di mio nonno, di rendere l’esperienza la rampa di lancio e non il freno della crescita e dello sviluppo delle nostre organizzazioni, pubbliche e private.

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